• images/FOTO_HOME/01.jpg
  • images/FOTO_HOME/02.jpg
  • images/FOTO_HOME/03.jpg
  • images/FOTO_HOME/04.jpg
  • images/FOTO_HOME/05.jpg
  • images/FOTO_HOME/06.jpg
  • images/FOTO_HOME/07.jpg
  • images/FOTO_HOME/08.jpg

 

Diocesi di Lamezia Terme Vescovo Vincenzo Rimedio 3Diocesi di Lamezia Terme Cardinale Ersilio ToniniDiocesi di Lamezia Terme Vescovo di Tropea Agostino SabaDiocesi di Lamezia Terme Vescovo di Nicastro Fedinando Palatucci

Articolo a cura di don Pino Latelli

La Settimana Santa rappresenta per gli abitanti di Nocera Terinese, paese della Calabria in provincia di Catanzaro, il momento più atteso e suggestivo di tutto l’anno sia per la forte e sentita devozione alla Madonna Addolorata e sia  per il rinnovo del rito secolare dei “Vattienti” che si flagellano pubblicamente nel corso della processione della Pietà lignea seicentesca, alcuni, la sera del Venerdì Santo e altri nella giornata del Sabato Santo. I flagellanti, in segno di devozione o per soddisfare un voto, vestiti con un pantalone corto ed una maglietta di colore scuro e sulla testa una corona di spina poggiata su un panno di colore nero, legati da una lunga corda all’Ecce homo, che porta sulle spalle una croce di legno con i bracci obliqui avvolta da bende e nastri di tessuto scarlatto, si percuotono le cosce e le gambe fino a provocare una abbondante fuoriuscita di sangue. I Vattienti, che in genere fanno il percorso inverso che fa la processione, si flagellano davanti alle porte della case di parenti, amici, chiese e ai piedi della Vergine Addolorata che alla fine viene baciata in segno di venerazione. Ma quando nascono i  Vattienti? Che giudizio ha espresso ed esprime la chiesa ai nostri giorni?

I Vattienti, presumibilmente, appartengono a un movimento religioso sorto nel XIII secolo, che predicava l'imminenza del giudizio e dell'ira di Dio contro l'umanità corrotta e praticava pubblicamente l'autoflagellazione come modalità di espiazione dei peccati dell’umanità e ottenere da Dio la cessazione di guerre, catastrofi o epidemie. La setta, fondata a Perugia dal mistico Raniero Fasani fra il 1259 e il 1260, anno in cui secondo l'interpretazione di alcuni passi di Gioacchino da Fiore avrebbe dovuto iniziare l'età dello Spirito, comprendeva circa 10.000 membri, che percorrevano le città flagellandosi sulle spalle invitando i presenti a pentirsi. Il movimento si diffuse  rapidamente in Italia e in tutta Europa ma già nel 1261 venne vietato da papa Alessandro IV.

Il rapido diffondersi in Europa della peste fra il 1347 e il 1350 incoraggiò invece la rinascita e un rinnovato vigore del movimento che si diffuse con straordinaria rapidità in Italia, Francia, Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Ungheria e Boemia. Nel 1349 papa Clemente VI,  rendendosi conto che la chiesa stava perdendo il controllo sul movimento, dichiarò i flagellanti eretici e si adoperò per disperderli anche se i flagellanti non cessarono la loro attività.  Una ripresa del movimento in Germania nei primi anni del XV secolo portò alla condanna definitiva dei flagellanti da parte del concilio di Costanza  (1414-1418) che li dichiarò eretici.

Attualmente in Italia, oltre l’autoflagellazione in pubblico dei Vattienti di Nocera Terinese durante la processione del Sabato santo, questa forma di religiosità viene praticata dai Battenti di Verbicaro (Cs) e dai Battenti di Guardia Sanframondi (Bn). All’estero l’autoflagellazione è diffusa in Spagna e anche nelle Filippine.

Per quanto riguarda il giudizio sui vattienti di Nocera Terinese nel corso degli ultimi decenni,  la Chiesa ufficiale ha mostrato a volte  un atteggiamento di ferma condanna e a volte li  ha completamente ignorati o osservati con più o meno tolleranza. Non è mancato, altresì,  da parte delle autorità ecclesiastiche, specie negli ultimi anni, un atteggiamento di rispetto e di comprensione.

A partire dagli anni 1950 vari sono stati i tentativi, anche con l’intervento della polizia, di sopprimere i vattienti di Nocera Terinese: ricordiamo gli interventi di monsignor Eugenio Giambro, vescovo di Nicastro che vietò tale forma di penitenza e del vescovo di Tropea Monsignor Agostino Saba. I tentativi risultarono vani. In tempi più recenti un giudizio negativo risale a monsignor Ferdinando Palatucci, vescovo di Nicastro,  il quale giudicava il rito dei vattienti come “pagano e magico” e sperava che la situazione “incresciosa”  potesse modificare attraverso un lungo lavoro di evangelizzazione. Un miglioramento di giudizio si è avuto durante l’episcopato di Monsignor Vincenzo Rimedio, ancora oggi ricordato e stimato per la sua paterna saggezza pastorale, che, dopo aver incontrato alcuni vattienti, ha avuto per loro parole di profonda comprensione e ha sostenuto che «non si battono per esibizione ma per soddisfare un voto (il voto è una promessa fatta al Signore o alla Madonna)  e in essi, perciò, c’è sempre un senso religioso che dobbiamo rispettare»..

Un altro intervento autorevole è stato fatto dal Cardinale Ersilio Tonini che, nel corso di una interessante serata televisiva “Frontiere” mandata in onda nel 1999, ha dichiarato: «La flagellazione è quasi sempre voler partecipare alle sofferenze del Signore e i  “vattienti” richiamano l’uomo a prendere coscienza di quanto Gesù ha sofferto per la salvezza dell’umanità.  Dinanzi all’imperversare di delitti, vergogne e orrori, si sente il bisogno della penitenza per riconoscere Dio come Padre ed esprimere attraverso il corpo lo struggimento dell’anima.  E’ questa dunque – conclude il Cardinale Tonini - una grande e vera modernità: la liberazione, la capacità di portare il proprio animo a non sentire più il peso del passato e recuperare energie da mettere a disposizione del bene comune».

Don Pino Latelli

 

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie vai alla sezione