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Sono giorni che pensavo ad un testo per condividere un pensiero di auguri e di prosperità per l’anno che verrà. Ma non ho trovato, sino a pochi minuti fa, l’ispirazione giusta.

Poi, scriveva qualcuno, in un libro o in un bar si farà tutto chiaro, e chiaro si è fatto all’alba dell’ultima sera dell’anno, quando riaprendo un vecchio quaderno di appunti, una notizia in esso contenuta mi ha illuminato l’anima.

Ho, infatti, appreso qualche giorno fa che a Nocera sono ritornate le suore! Per chi come me e quelli della mia generazione (ma anche di quelle successive e precedenti) son cresciuti col mito delle suore, la cosa non può che far piacere e, fors’anche, alimentare il lumicino di speranza rimasto. Forse è il segno che ancora veramente qualcosa può cambiare.

Del resto le suore sono state per Nocera una istituzione culturale e formativa solida e duratura: lo scorso giorno passava sui social una foto di metà anni cinquanta con decine e decini di bambini assiepati sulle scale di palazzo Costanzo all’imbocco di Via Ammiraglio Sirianni nella plastica posa da foto scolastica.

Le suore, tra l’altro, gestivano l’Asilo Comunale, voluto dai locali gerarchi fascisti alla fine degli anni venti del secolo scorso e intitolato a ‘Michele Bianchi’. Dell’Asilo gestito dalle Pallottine (perché appartenevano all’ordine di San Vincenzo Pallotti), tornerò poi mescolando storia e memoria di circa di un secolo di vita paesana. Un patrimonio irrimediabilmente perso per il consueto sport nazionale del rimbalzo di responsabilità di chi (laici e, soprattutto, non) erano preposti alla sua tutela.

Esse fungevano da centro di ritrovo, accoglienza e ascolto per tutta la gioventù del paese e non solo: quanti amori nati all’ombra di quel cortile in cui si trascorrevano i sabati e le domeniche pomeriggio; quanti sospiri taciuti per pudore e per vergogna, quante amicizie nate che ancora resistono all’incedere del tempo. E quanti insegnamenti ricevuti nei fantastici laboratori che sfociavano sempre in qualche recita o in attività per l’opera missionaria. È li che, anch’io come tante e tanti, ho imparato il metodo nel lavoro, l’ordine e la disciplina, nonché l’applicazione diligente in ogni attività svolta.

Poi c’erano gli svaghi, i giochi e gli immancabili momenti di preghiera nella cappelletta per la Liturgia delle Ore o per il Rosario, o semplicemente, come mi ripeteva sempre la Superiora, per salutare l’amico Gesù!

Nel luglio del 2000 abbiamo cercato di difendere coi denti quella realtà (ci rimisi pure un piede in quell’occasione) ma, nonostante l’occupazione pacifica dei locali e le iniziative messe in campo, ci fu strappata di mano. Le suore, però, ritornarono in paese l’anno successivo, per qualche giorno soltanto e oggi si compiono i 19 anni dell’addio Pallottino a Nocera.

A tal proposito, annotavo nel libro delle memorie di quell’intenso 2001:

«Lunedì 31 dicembre 2001 alle ore 8:07 sono partite dalla Stazione Centrale di Lamezia Terme le suore Pallottine. È stato un addio commovente e dalle tante lacrime. Di solito riescono a contenermi ma stamattina ho pianto davvero tanto perché ho sentito che una parte del paese è morto per sempre alla partenza di quel treno».

L’augurio che rivolgo al paese, e con lui ad ognuno, è che quelle fantastiche avventure che noi abbiamo vissuto possano riviverle anche i nostri ragazzi non appena l’epidemia da CoVid-19 allenta la morsa in cui ci stringe, per offrire ad un paese che langue, e alle sue giovani generazioni, una qualche possibilità di riscatto.

Buon 2021 a tutti e a ciascuno.

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