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Se il governo di uno Stato laico, qual è il nostro, decide di riaprire le librerie e non le Chiese un motivo ci sarà. E bisogna saperlo cogliere con intelligenza e senza polemica!

Sia chiaro che chi scrive il pezzo è un cattolico ‘incallito’ (oltre che praticante) ma che, proprio per questo motivo, non si esime dal sollevare qualche appunto alla recente deriva della Conferenza Episcopale Italiana che ha condotto, senza motivo, una vera e propria crociata contro il governo reo d’aver addirittura attentato alla libertà di culto.

Il tutto chiaramente si è dissolto stamani con la sottoscrizione di un accordo tra vescovi e governo che consente dal 18 maggio p.v. la partecipazione del popolo alla Santa Messa. 

Sino a qualche giorno fa, invece, la mancata riammissione alla partecipazione al culto dei fedeli aveva prodotto un enorme polverone mediatico col quale, nonostante fosse già in corso la trattiva tra le parti, i vescovi hanno sferrato un attacco senza precedenti al capo del governo col solo scopo di veder ripristinato a stretto giro il privilegio che la Chiesa ha sempre ostentato (una preminenza sociale abnorme, in alcuni casi anche al di sopra del diritto) divenendo arbitro delle contese politiche in barba agli accordi più volte sottoscritti di ‘libera Chiesa in libero Stato’.

Soltanto la presa di posizione di Papa Francesco è riuscita a ricondurre il dibattito nei limiti di una ortodossa comunicazione istituzionale dopo la perentoria, quanto inopportuna, levata di scudi dei vescovi italiani. Il Papa, a dispetto delle più disparate interpretazioni giornalistiche, in una delle sue note omelie quotidiane dalla residenza Santa Marta ha, infatti, ribadito prima ai vescovi e poi ai fedeli un principio sacrosanto e fondamentale: quello del rispetto delle regole. Alle regole imposte dalla Stato, infatti, devono attenersi anche gli ecclesiastici! A maggior ragione per il ruolo che ricoprono di guida della comunità dei fedeli, che impone loro il rispetto sia della laicità dello Stato sia, soprattutto, una maggiore moderazione dialettica in considerazione del delicato momento storico in cui ogni passo falso può costare caro.

Forse non è chiaro a molti (e anche ai Vescovi) che si sta combattendo una battaglia impari, senza armi e con mezzi limitati contro un virus subdolo di cui non si conosce ancora quasi nulla e che potrebbe farci ‘compagnia’ per molto tempo ancora!

È vero che il cristiano sente la necessità di riaccostarsi alla mensa eucaristica ma è, a mio avviso, fondamentale garantire la sicurezza dei cittadini ad ogni costo! Del resto sarebbe più opportuno che la gerarchia si interrogasse sul notevole effetto mediatico prodotto dalle celebrazioni in rete (specie quelle legate ai riti Pasquali) a fronte di un decreto della Congreazione per il Culto Divino – più volte manipolato – che prescriveva ab ovo la celebrazione della Santa Messa senza popolo e la dispensa dal precetto per uniformarsi alle norme del distanziamento sociale (ancora in vigore). Inoltre il boom degli ascolti per celebrazioni e Via Crucis sui canali social o televisivi rappresenta un impietoso contrappasso per l'azione pastorale nel territorio dove si registra, al contrario, una scarsa affluenza di popolo  alla Santa Messa domenicale. Una affluenza che diviene impalpabile in quelle feriali e che registra una qualche impennata soltanto a Pasqua, Natale e in ricorrenze particolari!

Questo è probabilmente il vero tarlo che sta corrodendo dall’interno un cattolicesimo molto laicizzato nella gerarchia. Di cui per primi gli addetti ai lavori evitano di parlare. Chiaramente non è questa la sede in cui sviluppare le complesse analisi che tali affermazioni sottendono, ma l’evidenza è sotto gli occhi di tutti, anche di quelli che non vogliono vedere. Infatti, attività pastorali sempre più estemporanee e che non sembrano rispondere ad una programmazione sistematica alimentano una fede che è principalmente devozione e dove il mistero eucaristico passa in secondo piano e non regge il confronto con manifestazioni quali apparizioni e pellegrinaggi rogazionali verso ‘santuari’ in cui la consolazione sgorga dalla parola di santoni e veggenti, e non da quella di Dio.

Appare allora chiara la necessità di ripensare percorsi catechetici e piani pastorali per far crescere il livello della ‘formazione’ del fedele ponendo al centro lo studio della Parola e non i culti locali e/o individuali. E si badi che questo atteggiamento non mortifica né la tradizione né la pietà popolare anzi serve a strutturane meglio la base teologica riconducendone lo slancio mistagogico entro gli schemi dell’ortodossia.

Altrimenti l’Anticristo trionfante sarà in tutto ciò che non si allinea a un modo di concepire la fede e la religione che non avverte più il richiamo della Parola, in particolare di quella rivolta da Gesù agli apostoli sul lago Gennèsaret: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».

Da domani staremo a vedere quali saranno i criteri, che si spera assai stringenti, da adottare per la sanificazione degli ambienti e quali forme di regolamentazione sarà adottata a livello locale per consentire la sicura partecipazione al culto e se ancora, come è avvenuto in questo periodo di quarantena, continuerà ad esserci qualche criterio particolaristico di scelta dei presenti!

«Questa è l’ora in cui nulla

può accadere. […] Non c’è cosa più amara che l’alba di un giorno

in cui nulla accadrà. Non c’è cosa più amara

che l’inutilità». (Cesare Pavese)

Una polemica che si poteva assolutamente evitare!

FOTO ARTIn questi giorni di silenzio e di forzata solitudine ci siamo posti decine di interrogativi, forse a causa della paura  del contaggio, forse perchè abbiamo avuto modo di scoprire mondi nuovi o la possibilità di riflettere su quelli passati.

C'è stato che ha riflettuto con le immagini, chi lo ha fatto attraverso un pensiero inseguito in una canzone o in una frase celebre, chi ancora facendo deserto delle proprie passioni e infine c'è stato anche chi ha ceduto all'inedia!

Ognuno, però, ha contribuito a scrivere una storia del tempo di crisi. Questa crisi che ha sorpreso Stati e Nazioni ma anche singole comunità e che, dopo aver a lungo boccheggiato o, secondo il lessico giornalistico, navigato a vista, abbiamo fronteggiato nel migliore dei modi possibili. Nonostante l'impietoso numero dei decessi e l'esplosione del contaggio in Lombardia che non accenna affatto a ritornare entro i cosiddetti livelli di guardia.

In questo tempo di silenzio si è riflettuto su tutto, sui grandi temi e sui problemi di ogni giorno, sui misteri della fede moltiplicando i calvari ed i sepolcri sull'esempio di Francesco sempre molto partecipe della pietà del popolo. A differenza di certa Chiesa che ha peferito continuare a parlare inutilmente anche quando il Papa stesso suggeriva un più salutare silenzio!

Per un attimo, un attimo solo naturalmente, siamo stati tutti epidemiologi, a seguire virologi, politici, economisti e, quando le scosse telluriche hanno risvegliato la paura, siamo diventati in un attimo tutti sismologi e vulcanologi. Poi storici, esperti delle tradizioni e climatologi col web. Nonostante sapessimo bene che le forze della natura sono imprevedibili e, soprattutto, la loro 'ira' inarrestabile. Come avrebbero scritto le cronache di qualche secolo fa, o come i nostalgici dei roghi non hanno perso neppure questa occasione per tacere!

La natura è madre ma è anche matrigna e quando scatena le sue forze non serve a nulla la ragione. Ci vuole l'istinto, quella della sopravvivenza perchè la loro carica di irrazionalità spesso annichilisce. Abbiamo aspirato a diventare novelli Archimede o elucubrare teorie complottiste da buoni Soloni. Lo sappiamo, lo sappiamo bene che tutto ciò non serve a nulla  ma è la malattia umana, lo spleen, la noia esistenziale che ci spinge a dar fiato alle trombe anche senza spartito.

Siamo stati nel coro dei consensi, spesso in quello del dissenso, il più delle volte abbiamo invocato come scudo la terzietà di giudizioa giustificare il diritto - oramai trasformato in obbligo morale - di ostentare una libertà che ci consenta di metter becco su tutto. É lo sport italico preferito: la tuttologia ammantata di dietrologia.

Ora l'emergenza si avvia alla fase risolutiva, quella in cui piano piano tutto tornerà alla normalità, tutto si ricomporrà, tutto riprenderà forma. Ma ci si augura con una coscienza nuova, almeno nell'immediato.

Infatti, dovrà trattarsi per forza di una normalità nuova che non si è mai sperimentata sino ad ora; fatta di attenzioni, contenimenti e distanziamenti ancora più stringenti! Se è vero che non hanno imposto dei veri e propri cordoni sanitari (rendendosi corresponsabili della carneficina lombarda peraltro) è altrettanto vero che ci hanno chiesto un sacrificio troppo alto per poter saltare il fosso: quello di rinunciare agli atti minimi della quotidianità che opportunamente controllati ci avrebbero educati al vero distanziamento: quello che incomincerà probabilmente il 4 maggio.

Ancora però siamo in volo sopra il fosso (baratro): a breve atterreremo e lo faremo senza rischio se non ci lasceremo prendere dal panico di voler riottenere tutto e subito! Perchè il Covid-19 è subodolo e, come è stato ampiamente sperimentato, agisce in silenzio. La ripresa, se ci sarà, non potrà che prevedere uhn reinserimento graduale garantendo, primariamente, i corridoi sterili per i servizi e quelli per i lavoratori della grande industria. Bisogna rimettere  subito in moto le industrie mettendo mano alle produzioni per tornare a produrre pil.

Questo implica garantire una mobilità controllata e quanto più possibile sicura, solo in una ulteriore fase si potranno riaprire, via via, scuole e università perchè il nostro sistema ha dimostrato di non essere sufficientemente pronto per la didattica a distanza e non oso immaginare cosa potrebbe succedere con gli esami.

Analogamente si dica per la riapertura degli uffici in cui è opportuno garantire il distanziamento sociale a tutela del lavoratore e dell'utente e fornire quei mezzi di protezione che la legge regionale impone ma che non possono gravare esclusivamente (visto il lievitamento abnorme dei costi) sui bilanci familiari!

La ripresa economica deve passare anche per la riapertura delle piccole attività artagianali e dalla riapertura controllata della rete commerciale ferma da troppo tempo.

Solo così finirà la pandemia e i medici, i veri eroi del momento e allo stesso tempo croce e delizia del genio italico, potranno studiare più a fondo le mutazioni genetiche del virus per approntare vaccini e mezzi di contrasto e, soprattutto le dinamiche di diffusione per prevenire possibili ricadute e prontamente spegnere nuovi focolai.

Bisogna però, prima di tutto, dare dimostrazione di aver acquisito una nuova coscienza civica che faccia del rispetto personale e, soprattutto, di quello delle regole i valori cardini della nuova normalità, altrimenti tutto questo non sarà servito a nulla!

Lo staff di NOCERATERINESE.COM, con un abbraccio fraterno ed una preghiera,   si unisce al dolore del nostro Sacerdote DON MICHELE PALMERI nonchè a quello del fratello  Don Biagio Palmeri e dei familiari tutti, per la perdita della cara sorella MARIA PIA, prematuramente scomparsa.

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A Don Michele  la nostra vicinanza e quella dell’intera comunità di Nocera.

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