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di Antonio Macchione

Vi sono date, come quella odierna, che hanno per le piccole comunità paesane una grande importanza. In genere esse coincidono con le maggiori festività liturgiche quando i cittadini si ritrovano a far memoria dei tempi passati spesso ignorandone i motivi. Ciò tuttavia non allenta la tensione identitaria che attraversa queste ricorrenze, che li anima e che spinge a dare qualche risposta ulteriore alle consuete domande di senso che, anche nelle chiacchiere di quattro amici al bar, si ripresentano e si inseguono spesso esser poter ricevere alcuna risposta.

E a soddisfarle non è necessaria neppure la nefasta – in questi casi – mitopoiesi di avventati cronisti, né la solerte elucubrazione di braccia evidentemente sottratte all’agricoltura che si avventurano in campi non di loro pertinenza ridisegnando la geografia delle competenze e dei mestieri in cerca di like consolatori! Ma tant’è: il piacere è figlio dell’affanno avrebbe detto Leopardi, anche quello riconducibile all’egotismo intellettualoide di chi ripropina periodicamente storie sbagliate non riuscendo a vedere che, al di la del proprio naso c’è un modo diverso e sicuramente molto più problematico di come lo si pensa.

Con un salto indietro andiamo ad una mattina (o anche un pomeriggio, non saprei bene) del ventisette aprile 1852. La Beneficienza comunale si trova a varare una variazione di bilancio nell’esercizio corrente per giustificare un intervento ministeriale risolutivo per fronteggiare un lavoro extra-ordinario oramai resosi inderogabile. Si tratta del restauro della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, eponima del rione, gravemente danneggiata, dalle calamità naturali e dall’inclemenza del tempo che ne hanno prostrato la struttura.

Ciò che nel documento allegato è definito come ‘stabilimento di Beneficienza Comunale di Nocera’ appartiene a quegli enti introdotti dalla legislazione di Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat per il riordino delle strutture della beneficenza pubblica. Infatti, coi regi decreti 31 luglio 1806 e 13 settembre 1808 fu attribuita al Ministero dell’Interno la competenza sulla vigilanza degli ospedali civili, dei soccorsi, degli stabilimenti di mendicità e di beneficenza. Il Ministero esercitò questo potere attraverso i ‘Consigli degli ospizi’, stabiliti in ogni capoluogo di provincia e le Commissioni amministrative. Il regio decreto del 16 ottobre 1809 istituì, infatti, in ogni provincia del Regno un Consiglio generale di amministrazione della beneficenza incaricato della sorveglianza degli interessi di ospizi, ospedali ed altri stabilimenti di beneficenza esistenti nei comuni e destinati al sollievo dei poveri, degli ammalati e degli esposti. Il Consiglio, presieduto dall’Intendente, istituiva in quei comuni ove fosse ritenuto opportuno la Commissione amministrativa di beneficenza o “Commissione degli ospizi”, con compiti di amministrazione diretta dei beni e delle rendite degli stabilimenti locali, esercizio dei diritti ed esazioni, cura degli introiti e delle spese. E a Nocera lo stabilimento locale della pubblica beneficienza era organico alla Chiesa di Santa Caterina e, sin dall’ultimo scorcio del Medioevo, si presentava come un ente caritativo-assistenziale ben inserito nel Charity network regnicolo.

La Commissione, naturalmente, era formata dal Sindaco e da altri esponenti della pubblica amministrazione i quali in collaborazione con ben quattro esperti: Pasquale Sirianni e Tommaso Pirri (muratori) e Antonio Gigliotti e Pasquale Maletta (falegnami), sottopongono il manufatto ad una attenta ricognizione per la quantificazione dei danni da cui scaturisce il relativo computo metrico preventivo con l’indicazione degli importi relativi alle riparazioni necessarie. Una relazione da sottoporre, chiaramente, all’approvazione dell’Intendente di Nicastro e del Ministro dell’Interno del Regno che avrebbero istruito la pratica e concesso il finanziamento relativo.

È facile per i periti individuare le cause della ‘ruina’: terremoti e altri eventi simili hanno provocato evidenti crepe nelle mura, specie nella loro parte inferiore tanto è vero che ne risulta minacciata la statica dell’intero edifico. Vi sono poi abbondanti infiltrazioni d’acqua dal tetto che hanno corroso le travi del soffitto: le stesse infiltrazioni hanno provocato anche la marcescenza delle assi che sostengono le tegole (tigilli) provocandone la caduta. Infine, financo la porta si presenta totalmente danneggiata nella parte inferiore anzi, dalla descrizione, sembra essere ridotta a brandelli!

Ciò, con buona approssimazione, consente di ipotizzare una chiusura al culto della Chiesa, previa asportazione degli arredi liturgici di pregio e delle statue per preservarne l’integrità! Con tutto ciò che ne consegue per il culto e la pietà popolare.

Si tratta di una situazione insostenibile a cui si deve porre subito rimedio per scongiurare il peggio. Ed ecco che gli esperti preparano l’elenco di tutto ciò che occorre per l’integrazione del pietrame del muro laterale; la riparazione del soffitto, della copertura e della porta. Si tratta di un elenco dettagliato con le relative voci di spese e i costi della manodopera necessaria all’avviamento del cantiere di restauro.

Quello trascritto è un documento molto interessante perché mostra l’organizzazione del cantiere (o dei cantieri) mettendo in evidenza quali fossero i diversi compiti della manodopera impiegata, sia maschile che femminile, i materiali utilizzati e le fonti di approvvigionamento.

Anche le donne partecipano all’opera edilizia e vengono impiegate – non faccia specie questo – come mezzo di trasporto per la sabbia, le pietre, in particolare le savurre, l’acqua, le tavole e quanto altro necessario al rifornimento dei muratori. In particolare per i tre cantieri previsti occorrono 15 muratori, 11 manipoli (i manovali), quattro falegnami (da intendere come carpentieri) e due maestri (uno per la porta, uno per la copertura).

Il costo della manodopera incide sul totale previsto per poco più di un quinto: rispettivamente D. 10:55 per quella maschile e D. 3:70 per quella femminile. I muratori sono quelli più pagati con grana 40 a cottimo, mentre ai falegnami (carpentieri) vanno 30 grana e ai manipoli soltanto 25. Le donne trasportatrici ricevono un compenso a cottimo di 10 grana soltanto; una enorme disparità e discriminazione in quanto proprio quest’ultime compivano i lavori più usuranti e pensanti all’interno del cantiere.

I quattro quinti del totale erano invece impiegati nel reperimento dei materiali e per il loro trasporto come lascia intendere la voce di spesa per la calce dove si specifica che nel costo previsto era incluso il trasporto dalla calcara, evidentemente fatto con altro tipo di vettore: mulo o carro.

Allora, per non dimenticare e per coltivare correttamente il culto della memoria, mentre si festeggia la ricorrenza liturgica di Santa Caterina d’Alessandria, particolarmente venerata a Nocera, bisogna porsi qualche altra domanda e fare qualche altra considerazione:

1) Quando venne effettivamente chiusa la Chiesa e perché lasciata all’incuria?

2) Dopo tale data si continuò ad officiarvi?

3) La richiesta di finanziamento andò a buon fine?

Alle prime due domande è stato risposto prima. La Chiesa non rimase aperta per ragioni abbastanza ovvie. Tuttavia non si sa neppure se il tentativo andò a buon fine. Non lo si sa perché quando sono state effettuate le ricerche che hanno portato al rinvenimento di tale fascicolo, parte di quel fondo documentario non era disponibile alla consultazione perché in fase di inventariazione. Per cui si auspica una nuova e puntuale ricerca per scovare altre eventuali carte e continuare la ricostruzione dell’intera vicenda.

Tuttavia si ha il sospetto che la storia non andò a finire così bene e forse non si ebbe neppure il tempo di intervenire, altrimenti dopo un lavoro di tale portata (almeno secondo le previsioni) non si riuscirebbe a capisce come mai la Chiesa cadde la sera del 17 novembre 1888 come fa rilevare nella sua storia di Nocera Ignazio Ventura.

Allora come ora Nocera era un paese che si stava via via sgretolando sotto il peso degli anni, dell’incuria e dell’inedia: visse languendo (con poche fiammate) per un altro secolo ancora. Poi lentamente si riaccesse! Ma a che prezzo?

Lo fece ad un prezzo altissimo dovendo rinunciare – se queste sono le premesse – ad un importante pezzo di memoria!

Così accade anche oggi e nessuno se ne rende conto: stiamo continuando a perdere importanti tessere del complesso puzzle del passato, mentre altre le mortifichiamo mistificandole, qualcuna calpestandola anche o insabbiandola.

È quanto mai opportuno ed urgente un risveglio delle coscienze! Ma forse questo è chiedere troppo!

 

Appendice documentaria:

 

Provincia di Calabria Ulteriore Seconda

Distretto di Nicastro

Circondario di Nocera

Comune di Nocera

Esercizio 1852

Perizia che riflette gli accomodamenti necessari a questa Chiesa di Santa Caterina di pertinenza della Pubblica Beneficenza Comunale di Nocera Sudetto.

L’anno mille ottocento cinquantadue il giorno ventisette aprile in Nocera.

Noi Vincenzo Cavaliere sindaco del Comune di Nocera, Presidente di questo pubblico stabilimento di Beneficienza Comunale di Nocera sudetto. Viste le autorevoli disposizioni del signor Sottintendente del distretto del 7 febbraio p.p. n. 478 nelle quali si autoriza periziare la spesa necessaria per la riattazione di questa Chiesa di S. Caterina. Visto l’atto reso da questa commissione sul proposito sotto la data dicesette andato mese. Volendo pertanto mandare in effetto quanto trovasi superiormente disposto abbiamo a noi fatto venire i due periti muratori Pasquale Sirianni e Tommaso Pirri, nonché i due falegnami Antonio Gigliotti e Pasquale Maletta, coll’assistenza del nostro Cancelliere, ci siamo sopra luogo portati ove giunti di unità ai membri di detta commissione, abbiamo comunicato ai detti periti l’oggetto del disimpegno dietro di che essendosi ognun di lro ed a seconda del rispettivo mestiere occupati, ci hanno riferito quanto appresso:

Avendo di nostro ordine e colla vostra assistenza operato tanto al di fuori, che al di dentro questa Chiesa di S. Caterina, vi abbiamo ritrovato necessario di eseguirsi la seguente restaurazione:

  1. Il muro che guarda il mezzogiorno si osserva nella sua base privo dei più pietre cadute, sia per l’antichità della fabrica, sia per tremuoti o altra causa simile. Mottivo questo che ne ha in più punti posta fuori di livello la sua superficie che minacciava rovina.
  2. Questa chiesa offre un soffitto all’antica quale // per lo sculo delle acque sofferte per mancanza de tetti minaccia parimenti crollare.
  3. La copertura osservasi in più punti mancante di tegole e tiggilli, per cui vi si debbono rimpiazzare.
  4. La porta d’ingresso parimenti per la sua vetustà osservasi nella parte di sotto consumata.

A regolarizzarsi tutto ciò vi si richiede:

Fortificazione del muro che guarda il mezzo giorno lungo palmi quaranta, alto palmi settanta vi vuole una … lunga palmi pari a quella del muro esistente, alta palmi venti, larga nella base palmi quattro che diminuendo in proporzione dell’altezza finisce in compagio colla superficie dell’attuale fabrica, conservando la forma e figura di cono dimezzato.

Per attuarsi questo vi si richiede:

  • Calce tomoli 60 e grani 30 al tomolo incluso il trasporto 18:00
  • Arena tomoli cento venti a grani dece il tomolo 2:40
  • Manipoli per preparare la calce di prima mano numero quattro 1:00
  • Pietre canne due a docati quattro la canna 8:00
  • Maestri muratori numero 15 6:00
  • Manipoli sette per l’assistenza e per preparare la calce di seconda mano 1:75
  • Donne per l’assistenza e trasporto delle savurre, acque od altro numero 35 3:50

Sono  40:65

Reparo necessario al soffitto vi vogliono catene n. 4 a sostenerla.

Per ottenersi questo si richiedono:

  • Anti di castagno lunghi palmi otto grossi mezzo palmo quadrati numero 4 0:80
  • Tavole di castagno palmi quindici numero venti 3:00                                       
  • Chiodi numero duecento 0:80
  • Maestri falegnami numero quattro 1:20

Sono  5:20

Si riporta   45:85//

                                                                                                     

Riporto: 45:85

Riparazione della copertura.

Questo richiede

  • Tigilli di Fagio numero cento 1:00
  • Tegole numero trecento 2:40
  • Maestro uno 0:40
  • Donne due per assistere 0:20

Sono  4:00

Per restaurarsi la porta vi vuole:

  • Tavole di castagno palmi due 0:40
  • Chiodi numero cinquanta 0:05
  • Maestro uno 0:40

Sono  0:85

                                                                                                                        Totale           50:60

                                                                                Diritto di perizia         2:00

                                                                             Totale generale           52:60

Questo signori è il risultato della nostra operazione eseguita a seconda delle regole de’ nostri rispettivi mestieri.

Se n’è perciò redatto il presente in triplice per l’ulteriore risulta venendo segnato da noi dal Sindaco Cavaliere e dalla Commissione mentre i periti tanto muratori che falegnami han dichiarato di non saper scrivere.

Il Sindaco

Vincenzo Cavaliere

Fortunato Mauri Consigliere

Nicola Odoardi Consigliere

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