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Per approfondire le tematiche che sottendono l’ordito narrativo del racconto Pane Nero parso opportuno pubblicare le fonti di quegli eventi, la cui portata epocale stava trasformando il piccolo e lacero paese in avamposto libertario per il proletariato calabro d’inizio Novecento.

Casa ValleQuelle stesse carte che, abbastanza chiaramente, dicono che non si sia trattato di proteste estemporanee o di episodi isolati e senza alcuna pretesa. Ma la regia ideologica del movimento nocerese, curata da Michele Manfredi, aveva prodotto la radicalizzazione dell’anelito libertario paesano, prima percepito soltanto con la politicizzazione associativa che stava riguardando progressivamente ampi segmenti delle attività produttive, col sostegno (indiretto, s’intende) della Chiesa locale attraverso la reviviscenza del movimento confraternale. Presto convertitosi nel laicismo delle Società operaie di mutuo soccorso.

Il terreno è assai magmatico e la realtà degli scontri sociali molto complessa e spesso anche contraddittoria. Neppure la vicenda del movimento operario può essere liquidata con poche battute, a fronte del vivace dibattito storiografico che ne ha caratterizzato la discussione, specie negli ultimi tempi. Tuttavia questi pochi cenni introducono la questione nocerese che, in un certo senso, è atipica rispetto alla maggior parte delle forme di lotta coeve. Perlomeno per la sua elaborazione ideologica.

Del resto l’impostazione laicistica del movimento si coglie appieno nel profilo dell’ideatore il quale, confrontandosi con le istituzioni del territorio, in particolare quelle religiose evidentemente in combutta col potere politico dominante, non lesinava aspri giudizi sulla loro condotta morale e politica: «Che si sia smarrito il sentimento religioso è pur vero. Ma permettetemi di dire, don Francesco, che la prima a smarrire tale sentimento è stata la chiesa militante, che non ha saputo o, meglio, voluto ricevere il messaggio di Cristo».

Parole di straordinaria efficacia, oltre che di grandissima attualità, sono quelle che Michele Manfredi Gigliotti mette in bocca al protagonista del racconto, pronunciate proprio alla vigilia della ‘rivoluzione nocerese’ di inizio Novecento, durante il confronto con l’arciprete del paese: parole che fanno gridare allo scandalo e alla blasfemia e che mandano in frantumi un mondo assai perbenista in cui il privilegio classista sembra essere l’unica ragione di vita.

Se le fonti interne hanno inteso ‘mitizzare’ quella vicenda tanto da consegnarla alla letteratura, gli antagonisti cercavano di sminuirne la portata, come dimostrano le carte prodotte in parlamento dove il nome di Nocera rimbalzò, finendo sulla scrivania e nei pensieri dei grandi statisti del tempo, non ultimi quelli di Luigi Facta il ‘giolittiano dalla personalità sbiadita’, sottosegretario (ministro) degli interni nella XXII legislatura del Regno d’Italia, durante il terzo Gabinetto Giolitti.

E non poteva essere altrimenti: l’indocilità di Nocera, anonimo paese del meridione, condita da episodi di violenza contrastava con gli interessi del governo liberale il quale, proprio in quel 1907, si apprestava al varo di una legge per la statizzazione delle spese obbligatorie per i servizi pubblici. Promessa da circa un ventennio e sino ad allora non ancora realizzata. Una riforma importante che prevedeva anche l’estensione della cassa di previdenza per le pensioni ai dipendenti delle amministrazioni provinciali, dopo che nel 1904 era stata istituita a favore dei soli dipendenti comunali.

Per di più c’era da affrontare la grana della ripartizione dei seggi provinciali tra mandamenti in crescita demografica e mandamenti in forte decremento, risolta soltanto col varo, l’anno successivo (1908), di una legge di riforma (la n. 721) che semplificava il procedimento di elezione e ne riduceva le spese evitando così, secondo le dichiarazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri stesso, le agitazioni e le asprezze delle lotte elettorali, nelle quali evidentemente erano ricomprese anche quelle noceresi i cui eccessi violenti si erano macchiati di sangue!

Dei fatti di Nocera si discute in tre distinte sedute della Camera dei Deputati: quella del 30 aprile 1907, poi il 3 maggio successivo e, infine, in quella del 6 maggio, senza tuttavia addivenire a determinazioni per le quali, come si vedrà in un articolo successivo, bisognò aspettare ancora qualche tempo.

La voce interrogante è quella di Oddino Morgari (1865-1944) deputato torinese, giornalista e socialista della prima ora, che incalza Facta proprio sui fatti di Nocera. Il motivo è lampante: un intransigente socialista come lui, oltre ad essere sensibile alla tematica, non può lasciarsi sfuggire l’opportunità di attaccare le posizioni dell’accomodante ‘deputato’ locale. Questi, infatti, parente di tutti i componenti del partito di maggioranza, per perpetuarne il sopruso, avrebbe pilotato financo le visite ispettive ministeriali.

Alle rimostranze di Morgari si oppone il pragmatismo di Luigi Facta tendente a minimizzare, forse un po’ troppo, l’accaduto tenendosi lontano dall’analisi dei fatti violenti. Del resto non fa neppure mistero di disconoscere luoghi e personaggi, nonostante ostenti sicurezza nell’imputare gli eccessi all’animo sanguigno dei meridionali, erede di un preconcetto addirittura medievale per il quale la Calabria era, sin d’allora, un paradiso abitato da diavoli assetati di sangue!

La discussione, a tratti stucchevole, riflette i temi del rivendicazionismo socialista di quegli anni a scapito delle posizioni liberali. A livello locale, tuttavia, si combatteva e si protestava per un pezzo di pane e non per un astratto ideale politico, peraltro dibattuto da chi il pane lo aveva già! I moti di Nocera avevano un sapore diverso, incarnavano e amplificavano pienamente quegli ideali socialisti. Una situazione ben compresa da Morgari che ne aveva intuito anche la portata prorompente se, naturalmente, ben guidato.

Ma veniamo ai fatti per come sono raccontati nei documenti.

Nella tornata del 30 aprile 1907 il deputato torinese presenta tre interrogazioni al ministro dell’interno. La seconda riguarda proprio Nocera, così formulata:

«Il sottoscritto chiede di interrogare il ministero dell’interno circa le pericolose tensioni d’animi in Nocera Terinese, causata dal malgoverno di quell’amministrazione comunale» (Morgari).

In quella seduta Facta riesce risponde soltanto alla prima interrogazione sui contadini e i fatti di Montemilone (3 maggio 1907).

Al termine della seduta il presidente annuncia che Morgari aveva ritirato le restanti interrogazioni, per aggiornarne la discussione in quella successiva.

Così, nella tornata del 6 maggio successivo:

«PRESIDENTE: Viene ora la interrogazione dell’onorevole Morgari al ministro dell’interno «circa la pericolosa tensione d’animi in Nocera Terinese, causata dal malgoverno di quella amministrazione comunale». L’onorevole sottosegretario di Stato per l’interno ha facoltà di rispondere a questa interrogazione.

FACTA, sottosegretario di Stato per l’interno: L’onorevole Morgari, certamente per un’altissima coscienza del suo dovere parlamentare, si è abbandonato da qualche tempo ad una vivace attività riguardo ai piccoli comuni meridionali. Cosicché in questi ultimi tempi parecchie volte io sono stato chiamato a rispondere ad interrogazioni sue concernenti le amministrazioni di questi piccoli comuni. Io veramente non so se l’onorevole Morgari li conosca. (Ilarità).

MORGARI: E lei?

FACTA, sottosegretario di Stato per l’interno: Io no, lo confesso (Risa generali). Non li conosco troppo, ma ho quelle informazioni precise che sarebbe opportuno avesse lo stesso onorevole Morgari. Perché che cosa avviene nei comuni specialmente designati dall’onorevole Morgari? Le solite lotte vivacissime fra i partiti, fra quello al potere e quello che ci vorrebbe arrivare: vivacità d’altronde naturale e spiegata dall’indole stessa, più ardente, delle popolazioni, facili ad essere accesi da potenti

passioni. Naturalmente il partito che non è al potere tenta di scavalcare quello che ci sta e per questo, quando non bastano le lotte, si ricorre alle dimostrazioni, e quando queste non approdano, si ricorre anche a dei chiassi smodati, ed esaurito tutto questo repertorio si scrive anche una lettera all’onorevole Morgari, il quale presenta una interrogazione alla Camera. (Ilarità). Così tutti questi fatti giungono alla Camera sotto la forma imponente di una interrogazione, la quale fa supporre che in quei comuni tutto vada per la peggio, che continui siano i disordini e che l’arbitrio faccia man bassa su tutto e su tutti. Allora il Governo, che deve naturalmente occuparsene, è obbligato a studiare condizioni così anormali che vengono denunziate al Parlamento, e deve subito prendere informazioni precise, se non altro per rispondere adeguatamente alle interrogazioni dell’onorevole Morgari. Ma che cosa risulta il più delle volte da queste precise informazioni? Risulta che quasi sempre tutto si riduce alle lotte faziose, partigiane, vivacissime le quali, in fin dei conti, non derivano che da piccoli disordini amministrativi cui immediatamente si può mettere riparo con il semplice intervento dell’azione governativa. Io quindi prego l’onorevole Morgari, il quale certamente deve avere informazioni numerose e minute (debbo desumerlo dal numero delle sue interrogazioni), lo prego, dico, di volere ben vagliare l’attendibilità delle informazioni stesse. Perché io non dubito punto della completa buona fede di lui nel denunziare fatti, che possono alcuna volta avere anche delle apparenze di gravità; ma dico che molte volte, se egli vorrà ben vagliare le sue informazioni, vedrà che in fondo i fatti si riducono a ben poca cosa nel loro complesso: e questo lo dico anche come preambolo all’altra interrogazione su cui dovrò rispondere oggi stesso, la quale riguarda precisamente il comune di San Paolo di Civitate. Perché anche per questo comune si verifica appunto il fenomeno di lotte acutissime tra partiti, con accuse di disordini amministrativi, che, secondo la denunzia, avrebbero nientemeno che la forma di veri e propri reati. Ebbene, fu fatta immediatamente un’inchiesta, sì rividero minutamente tutte le operazioni amministrative del comune, ma io posso annunziare alla Camera che in Nocera Terinese le cose non sono affatto come si sono denunziate. Qualche piccolo inconveniente si è verificato più che tutto per l’ignoranza degli amministratori, ma i fatti non hanno assunto davvero una gravità eccezionale. Onorevoli colleghi, bisogna considerare che in molti comuni meridionali manca la possibilità di far camminare rigorosamente l’azienda comunale, e naturalmente bisogna rassegnarsi e concludere che da quelle povere amministrazioni si fa quello che si può; ma non si può esigere troppo: e d’altra parte gli inconvenienti verificatisi sono di tal natura che si potevano con un’opera pronta ed energica, immediatamente riparare, e ciò fu fatto. Ma io voglio dare anche un’altra soddisfazione all’onorevole Morgari, e voglio dimostrargli quanto il Governo si sia interessato di questo stato di cose. Ed aggiungo, a titolo di notizia, che gli tornerà gradita, che, essendo stata compiuta un’inchiesta dal nostro ispettore Zanon, uno dei più distinti funzionari del Ministero dell’interno, si mise in poco tempo riparo agli inconvenienti che erano stati denunciati. E siccome ella, onorevole Morgari, presentando la sua interrogazione, ha lasciato supporre che non tutti i servizi avessero ripreso il loro corso, e che non tutte le cose fossero rientrate nella legalità, furono date disposizioni immediatamente perché un altro funzionario si recasse in quello stesso comune, e vi facesse le più minute indagini ed ispezioni, ed io ho l’onore di dirgli che fino da ieri questo funzionario è partito. Vedremo che cosa recherà di nuovo, ma ritenga l’onorevole Morgari che, se si deve badare al cumulo di notizie finora raccolte, ci troviamo di fronte ad uno di quei fatti che, per se stessi possono parere importanti quando sono portati alla Camera, ma quando sono accuratamente esaminati, dopo tutto non sono tali quali l’onorevole Morgari, con un pessimismo che gli fa onore, viene a denunziare alla Camera.

PRESIDENTE: Onorevole Morgari, ha facoltà di parlare per dichiarare se sia sodisfatto.

MORGARI: L’onorevole Facta non è stato in quei comuni, di cui parlo. Non so però se 1’onorevole Facta abbia visitato il Mezzogiorno e conosciuto da vicino la vita amministrativa di quella parte d’Italia. Poiché, se egli avesse percorso il Mezzogiorno, od avesse almeno prestato orecchio alle voci che vengono di là, saprebbe che nel Mezzogiorno in genere non si applica la legge da nessuno, in nessun caso... (Denegazioni) che tutti i cittadini sono o sopra la legge o sotto la legge.

APRILE: Non è vero, sono esagerazioni!

MORGARI: Vi sarà dell’esagerazione in ciò che dico, lo riconosco...

SANTINI: Con che diritto lei gitta un’ombra sinistra sopra intere provincie?

MORGARI: ...ma è pur vero che i funzionari di pubblica sicurezza, i magistrati, i prefetti non applicano la legge e che la più grande rivoluzione politica, amministrativa ed economica, che si potrebbe introdurre nel Mezzogiorno, sarebbe puramente e semplicemente l’applicazione della legge. E questo che io dico è cosa nota, notissima, nonostante le proteste di alcuni deputati per l’onore della regione...

MOLTE VOCI: No, per la verità.

MORGARI: ...e la colpa ne va attribuita al Governo; e non soltanto a questo Governo, poiché sarebbe ingiusto riferire a questo Governo più che ad un altro la responsabilità di uno stato di cose che ha radici nella storia, nella geografia e nel clima perfino, in tutte le vicende storiche di cui nessuno è responsabile; come sarebbe ingiusto ch’io mi attribuissi il merito di rilevarle, perché se fossi nato là, mi assocerei probabilmente a quelli che protestano.

SANTINI: Non la avrebbero eletto deputato.

MORGARI: Orbene ho presentato questa interrogazione, pur non conoscendo con precisione i fatti, solamente per richiamare l’attenzione della Camera su questo grave problema della correttezza amministrativa nel Mezzogiorno. Prima di provvedimenti economici e finanziari, occorre nel Mezzogiorno l’applicazione della legge, occorre che il Governo, ente astratto (ché, a differenza di alcuni colleghi della mia parte politica, non mi riferisce al Governo presente) che ha la responsabilità di ciò; occorre, dico, che il Governo sappia liberarsi da quel circolo vizioso spaventevole, al quale non si vede ancora rimedio e che consiste nel legame della amministrazione con la politica, del Governo col deputato, del deputato coi funzionari del Governo, e di questi funzionari con le camarille locali. Questa è la condizione di cose di cui mi do pensiero e delle quali l’amministrazione di Nocera Terinese non è che un episodio qualsiasi. Richiamo perciò l’attenzione dell’onorevole Facta su questa circostanza: che difficilmente, per quanta sia l’eccitabilità naturale di quelle popolazioni, difficilmente può avvenire una campagna così continuata come quella che avvenne a Nocera Terinese, e che si verifica dal 1905. Nel 1905 fu inviato là un commissario che tentò di rimettere in carreggiata quella amministrazione, ma 1’amministrazione stessa, quella che era stata sciolta, fu rieletta, e si tornò alle medesime condizioni di prima. La lega dei contadini, ora è un anno, iniziò una campagna di reclami, la quale però non approdò. Nel gennaio del corrente anno la lega iniziò allora una forma più vivace di protesta testa, la dimostrazione, e questa forma finì, per trascinare dietro la lega tutta la popolazione. Il prefetto di Catanzaro ordinò allora un’inchiesta che parve fatta sul serio; ma a questo punto intervenne l’ispettore centrale del Governo, il quale, vedi caso, è amico intimo, mi si riferisce, del deputato locale...

Ciliegio

MOLTE VOCI: Chi è? chi è?

MORGARI: Il deputato locale poi è parente di quasi tutti quei consiglieri, e pare che il funzionario del Governo abbia fatto comprendere a persone del luogo che aveva le mani legate. (Interruzioni - Rumori). Avvenne allora una protesta, ed avvenne in una forma assai più grave, quella di uno sciopero generale; ed allora il Governo provvide, mandò cioè là dei carabinieri, e la popolazione murò l’ingresso di quel municipio. Ora io non credo che l’effetto delle sobillazioni di una parte che non è al potere arrivi anche a questo, che nella sua tangibilità è sintomatico, di murare l’ingresso del municipio. Io prendo atto, ciò nonostante, delle dichiarazioni dell’onorevole Facta che un altro commissario sia stato inviato, e mi auguro che questo funzionario provveda effettivamente a ristabilire la legalità. (Commenti).

 

PRESIDENTE. Segue un’altra interrogazione dell’onorevole Morgari al ministro dell’interno «circa l’amministrazione comunale di S. Paolo di Civitate». L’onorevole sottosegretario di Stato per l’interno ha facoltà di rispondere a questa interrogazione.

FACTA, sottosegretario di Stato per l’interno: Io potrei rispondere, poco su, poco giù, quello che ho detto prima rispondendo alla precedente interrogazione. Di fronte alla denunzia fatta dall’onorevole Morgari, si ebbe cura di guardare diligentemente in quella amministrazione, ed ho qui i rapporti, nei quali, dopo aver fatto cenno di fatti lievissimi che proprio non hanno nessuna importanza, si dice che immediatamente vi venne posto riparo, e che quel comune continua a funzionare benissimo. Cosicché quegli inconvenienti, che pure potevano apparire gravi, si vide poi al fatto che non avevano gravità. Del resto comprendiamo questa discussione in pochissime parole. Creda, l’onorevole Morgari, che il Governo non ha nessun interesse di mandare funzionari i quali mettano in tacere quello che avviene nelle amministrazioni locali; noi vi mandiamo i migliori funzionari, quelli che hanno percorso una carriera che è garanzia della più serena obbiettività e di alta coscienza del proprio dovere. Li mandiamo perché riferiscano obbiettivamente tutto quello che vedono, per potere immediatamente riparare a tutti i mali che possano rilevare. È questo, creda, onorevole Morgari, il sentimento che ha il Governo, il sentimento che hanno i funzionari e mi permetto di dire anche i rappresentanti politici di quei collegi, i quali, venendo qui fra noi, sarebbero i primi a sentire la vergogna di amministrazioni le quali non funzionassero regolarmente, e sarebbero i primi a denunziarle. Io devo qui rendere giustizia a questo sentimento, perché ogni giorno io vedo appunto come al Ministero giungano da questi nostri colleghi le denunzie dei più piccoli fatti onde porre un argine a questo che potrebbe essere un danno grave. (Bene! - Commenti). Il sentimento del dovere, lo ripeto, è comune tanto al Governo che ai nostri onorevoli colleghi, ed io voglio invitare l’onorevole Morgari ad avere anche lui un po’ di fiducia e ad ispirarne un po’ in quelle popolazioni che ne hanno tanto bisogno. (Approvazioni - Commenti).

PRESIDENTE: L’onorevole Morgari ha facoltà di dichiarare se sia sodisfatto.

MORGARI: Non posso avere alcuna fiducia... (L'oratore aggiunge altre parole che l’onorevole Presidente, dopo avere invitato invano l’oratore stesso a ritirarle, ordina agli stenografi di non raccogliere)».

(continua)

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